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Gli anziani e la qualità della vita


  In un contesto sociale ed economico segnato da profondi contrasti -- ricchezza e disoccupazione, squilibri demografici e crescita di bisogni non essenziali, sfruttamento ambientale, non sempre legato ad esigenze primarie -- il concetto di qualità della vita si va progressivamente modificando verso valori non già assoluti ma sempre più relativi. Ed in tale scenario le crescenti coorti della "terza" e della "quarta età" si inseriscono in tessuti sociali certamente diversificati -- ma, allo stesso tempo, unificati dalla matrice storica degli "anni duemila" -- di cui sono parte integrante e rilevante ma anche potenzialmente protagonisti.
  In tale scenario la rapida evoluzione delle conoscenze e delle tecnologie biomediche creano sensazioni di nuove possibili aspettative di vita e alimentano la speranza secolare di aggiungere anni alla vita e, soprattutto, vita agli anni. Concetto a cui si ispira la ricerca di nuovi modelli di ricerca sociale avanzata tendenti, oggi, non solo ad assicurare una risposta ai bisogni essenziali dell'anziano ma a anche a definire, e per quanto possibile sempre meglio soddisfare, la domanda di una buona qualità della vita (QV).
  Essa rappresenta in certo modo "il mito di fine secolo"; di essa si fa un gran parlare -- non sempre a proposito e spesso in modo eccessivamente "sublimato" -- e ne sono state date differenti definizioni, alcune delle quali, più convincenti ed applicative, possono essere sintetizzate con il livello di benessere, reale e percepito, rispetto a quello ideale o desiderato relativo ad una condizione specifica. In una visione strettamente pratica, tuttavia, ai fini di una analisi sociale o sanitaria, la qualità della vita così definita assume valore solo se misurabile tramite l'uso di validi e concreti indicatori quali-quantitativi, riferibili a scale di valori standard, identificati e strutturati partendo da variabili effettivamente interferenti con le caratteristiche dell'individuo, della popolazione o di specifiche comunità.
  Quali sono, dunque, gli elementi generali che costituiscono il profilo globale popolazionistico della QV entro cui ricercare gli indicatori più efficaci per la sua quantificazione nell'ambito della sottopopolazione degli anziani? Con quali metodologie correlarne i complessi rapporti? Ed infine, con quali strumenti trasformarne le indicazioni in programmi, servizi e strutture finalizzati al miglioramento della QV generale e di specifici gruppi di popolazione?


1.1. La Qualità della Vita, i suoi indicatori e la sua stima.
  Nello schema seguente sono sintetizzati i principali elementi che interferiscono, condizionandola, con la QV: individuali, popolazionistici, economici ed ambientali.
E. INDIVIDUALI E. POPOLAZIONISTICI E. ECONOMICI ed AMBIENTALI
Fattori genetici
  • di malattia
  • di predisposizione
  • di predittività
Stili di vita in relazione a:
  • educazione
  • comunicazione
  • formazione
  • informazione
Stato di salute individuale
Fattori demografici
  • vita media
  • densità
  • composizione per età, sesso, stato sociale, ecc.
  • movimento naturale e sociale
Fattori sanitari
  • stato sanitario e profili epidemiologici: mortalità morbosità, disabilità, disagio
Fattori socio-culturali
Economia
  • reddito
  • occupazione
Ambiente
  • di vita
  • di lavoro
Territorio
  • Infrastrutture
  • Servizi
  • Trasporti
  • Sicurezza

  Nella figura sono riportati i complessi ed articolati rapporti tra i citati elementi che definiscono un vero e proprio intreccio di ramificazioni nello sviluppo dell'"albero della Qualità della Vita".
  Ad ogni voce corrispondono altrettanti possibili indicatori quantificabili e misurabili in rapporto a specifici standard di riferimento. La molteplicità degli elementi che verosimilmente concorrono, variamente aggregati, a condizionare la QV fanno ragionevolmente ritenere che la loro analisi non possa essere affrontata attraverso metodologie statistico-epidemiologiche lineari. Risultati preliminari di una nostra ricerca sembrano invece indicare come mediante l'analisi dei sistemi complessi e con l'uso di modelli costruiti sulla base degli elementi che da essa derivano sia possibile costruire profili dinamici di valutazione quali-quantitativa della QV. Partendo da valori ideali, che possono essere stabiliti dalla Comunità scientifica in relazione alla popolazione generale ed a sottopopolazioni specifiche (ad esempio gli anziani), questi permettono un confronto con valori reali, oggettivamente misurabili con gli stessi criteri su campioni di popolazione in esame. Allo stesso modo, con metodologie di indagine diverse -- basate sul rilievo non di dati oggettivi ma, in questo caso, di elementi soggettivi -- è possibile analizzare la QV desiderata e percepita dalla popolazione. I quattro valori (o livelli) di QV possono così essere correlati in griglie di riferimento che ne definiscono i rapporti ed, attraverso questi, delineano le condizioni sociali caratterizzanti e specifiche di una comunità che rappresentano i "binari" lungo i quali dirigere la programmazione e l'organizzazione dei servizi sociali e sanitari, del territorio, dell'economia e dello sviluppo. Così sinteticamente (… e forse, ma necessariamente, anche in modo "ermetico") descritta, tale metodologia apparirà complessa -- come di fatto è! -- e tuttavia la vera difficoltà non sta tanto nel metodo di analisi statistico-sociale, quanto nella corretta e precisa identificazione delle variabili da utilizzare come indicatori.
  Con gli obiettivi di identificare ed analizzare tali indicatori e, successivamente, sperimentarne l'utilizzo ai fini della pianificazione di servizi sociali, sanitari e per l'organizzazione del territorio, un Gruppo di Studio che vede la collaborazione dell'Università e delle Aziende ospedaliera e territoriale Veronesi ha avviato uno studio sulla popolazione anziana della Provincia Scaligera. Il nucleo principale del Gruppo, aperto e multidisciplinare, è costituito da Ricercatori ed Operatori di Sanità Pubblica e Geriatria; ad esso sarà affidato il compito di portare i risultati della ricerca anche alla Prossima Conferenza Internazionale prevista nell'ambito del Progetto O.M.S. "Verona Initiative" per l'anno 1999 (dedicato, tra l'altro, proprio all'anziano).


1.2. Gli strumenti della Sanità Pubblica per la QV degli anziani.
  L'evoluzione della visione epidemiologica e preventiva dei problemi connessi alla condizione sociale e sanitaria degli anziani risente inevitabilmente di tale contesto, ed è sintetizzabile, da un punto di vista di Sanità Pubblica, in tre livelli differenziati di possibile analisi integrata: individuale, di comunità e di collettività. Il primo livello parte da considerazioni relative a fattori di prevalente impatto sulla variabilità individuale della "condizione di anziano" (vita in famiglia, grado di integrazione nella comunità, ambiente di vita -- rurale, urbano, suburbano --, persistere di una anche parziale attività lavorativa, istituzionalizzazione, stato di salute fisica e mentale); esso definisce modelli di qualità della vita dell'anziano tanto complessi quanto differenziati in relazione all'estrema variabilità di situazioni individuali, difficilmente riconducibili a profili standard.
  Le differenze territoriali quali-quantitative legate ad elementi socio-economici e culturali ma anche politico-organizzativi sottendono, invece, le variabili dei livelli di analisi sulla collettività e di comunità. A questi è principalmente legato il problema della definizione e misura della qualità della vita degli anziani intesa come problema di dimensione sociale.
  A tali diversi livelli di visione corrispondono, naturalmente, altrettanto diversificati parametri di valutazione dei bisogni e, di conseguenza, non meno differenti strumenti per il soddisfacimento dei bisogni stessi: individuali e di gruppo, psicologici, sociali, assistenziali, sanitari.
  La pianificazione di tali strumenti non può pertanto prescindere da una attenta verifica integrata dei "punti critici" eventualmente presenti rilevabili nel contesto de: il profilo sociale e sanitario degli anziani; i loro bisogni percepiti (relativi a servizi, assistenza sociale e sanitaria, relazionali, informativi e di comunicazione, ecc.); la carta del territorio con indicazioni relative a trasporti, esistenza e fruibilità di strutture assistenziali, aree verdi, luoghi per la socializzazione, esercizi pubblici, poliambulatori, uffici circoscrizionali, ecc.. Ciò consente di effettuare una preliminare stratificazione degli anziani sulla base delle diverse condizioni individuali (salute/malattia, benessere/malessere, equilibrio/disagio) e comunitarie (stato sociale, rapporti con famiglia e collettività, contesto territoriale), strumento conoscitivo indispensabile per la individuazione e la realizzazione di un piano per l'assistenza integrata ed il miglioramento della qualità della vita degli anziani.
  Gli ambiti di possibile intervento, in tale contesto, sono numerosi e non mancano, in diverse realtà, progetti applicativi per la loro realizzazione: a volte efficaci, a volte di qualità elevata, quasi mai coordinati tra loro, assai spesso non efficienti ed in qualche caso non rispondenti al requisito dell'equità. Non è possibile in questo spazio esaminare singolarmente tali ambiti, ad essi, forse, sarà possibile dedicare in altri articoli specifica e più ampia attenzione, citandone solo alcuni, più significativi dal punto di vista della Sanità Pubblica:
- il controllo ambientale, relativo principalmente alla salubrità dell'aria, al fine di ridurre il rischio di patologie respiratorie acute e croniche generalizzato e tanto più elevato per gli anziani
- la pianificazione urbanistica che consenta la permanenza degli anziani nei contesti abitativi familiari (Centri storici, Borghi, ecc.)
- solo nei casi di più spinta necessità di assistenza la disponibilità di "aree residenziali protette", comunità alloggio, case integrate, case albergo
- il coordinamento funzionale ed organizzativo delle diverse "agenzie" di erogazione di servizi per l'assistenza domiciliare e collaborazione domestica, per il disbrigo di pratiche burocratiche, per l'aggregazione culturale e sociale (Università della Terza Età) legate all'attività di Enti pubblici ed Associazioni di volontariato
- piani integrati per l'assistenza psicologica e psichiatrica, medico-generica e specialistica ospedaliera e territoriale: dal ricovero tradizionale nelle forme acute ad un corretto utilizzo del Day Hospital, dalla ospedalizzazione a domicilio alla assistenza domiciliare integrata, alla realizzazione di una efficace e distribuita rete di ambulatori; finalizzati ai diversi livelli di assistenza: counselling, prevenzione primaria, diagnosi e cura, riabilitazione. Strutture e servizi in parte già presenti nel territorio ma, come già detto, non sempre realmente coordinati, con conseguente bassa efficacia e, soprattutto, efficienza (con l'effetto di sprechi, ricoveri impropri, scarsa diffusione delle informazioni agli utenti)
- la realizzazione di un contesto urbanistico "a misura di anziano", con adeguate disponibilità di trasporti, esercizi pubblici, "aree protette di fruibilità ambientale", utilizzabili da tutti, anche dagli anziani, sia sotto il profilo della accessibilità che per quanto concerne i costi.
  Non sembri irraggiungibile od utopistica la realizzazione di un tale progetto integrato per l'anziano del Terzo Millennio: esperienze anche vicine al nostro Territorio hanno insegnato che le risorse organizzative, umane, strutturali ed anche economiche non mancano. È possibile, invece, che si debba meglio indirizzarne l'utilizzo, con strumenti di coordinamento e gestione integrata. Anche con la partecipazione diretta degli stessi Utenti: gli anziani di oggi ma anche quelli di domani.


Bibliografia
  M. A. Becchi, E. B. Carri. Qualità ed efficienza nell'assistenza domiciliare. Linee guida in conformità alle Norme ISO 9000. FrancoAngeli Ed., Milano, 1998.
  LABORATORIO DI EPIDEMIOLOGIA, Cattedra di Igiene - Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Tutela della Salute dell'Anziano. Le Unità di Valutazione Geriatrica. Edizioni CIDAS, Roma, 1988.
  DUKE University. Metodologia OARS per la valutazione funzionale multidimensionale. Versione italiana a cura del Centro Studi e Programmi Sociali e Sanitari. Roma, 1993.
  L. Palombi, S. Mancinelli, M. C. Marazzi, A. Bartoli. Valutare la salute dell'anziano. Nuova ERI, Torino, 1993.
  A Maida, T. Marras, I. Mura, E. Muresu, G. Romano, M. Ruggiu. Indagine sulla condizione degli anziani di Alghero (Sassari). Giornale di Igiene e Medicina Preventiva, 23, 84 - 111, 1982.
  G. Bo, A. Guaita. Problemi sanitari emergenti: invecchiamento della popolazione. Atti 36° Congresso Nazionale Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, Sassari - Alghero, 1994. Su: L'Igiene Moderna, 105, 1175 - 1232, 1996.


Prof. Gabriele Romano
Direttore della Scuola di Specializzazione di Igiene e Medicina Preventiva
Università di Verona




Prof. Albino Poli
Cattedra di Igiene Ambientale
Facoltà di Medicina e Chirurgia - Università di Verona



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